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L’intramontabile Moda Positano, da Irene Kowaliska a Jacqueline Kennedy e Brigitte Bardot.

L’estate è alle porte. Approfittando allora delle belle giornate ci si può concedere una escursione in Costiera e spingersi, magari, sino a Positano. In questo periodo è piacevole passeggiare tre le viuzze del borgo e lasciarsi andare a fare shopping nelle numerose botteghe sparse in giro, dalla sommità del paese fino al mare. Si potrà curiosare tra una varietà di abiti, borse, costumi e sandali e parei, tutto ciò che rende la moda Positano unica ed affascinante. Una moda, questa, venuta in auge nei primi anni Cinquanta e che sin da allora seppe conquistare l’attenzione di un pubblico internazionale. Eppure questa moda tipica del borgo della costiera viene da lontano ed affonda le radici in una attività presente in loco fin dal XIX secolo. Essa è basata sull’abilità e sulla fantasia degli artigiani locali e non ha nulla da spartire con le gradi case di moda internazionali. Anzi, speso, accade che siano esse a trarre ispirazione, per le loro collezioni estive, dalla policromia della moda positanese. In questo modo Positano segna spesso con la sua originalità la tendenza della moda a livello mondiale.

Il lancio di questa attività così legata al territorio avvenne, come dicevamo nel corso degli anni Cinquanta, quando il vecchio borgo di pescatori cominciò a diventare una delle mete turistiche più ambite della “dolce vita”.

Fino a quel momento il turismo a Positano era stato elitario ed invernale. A Positano convenivano scrittori, poeti, pittori ed aristocratici dal nord Europa, attratti dal clima mite e dal fascino dei luoghi. Ma dopo la fine della seconda guerra mondiale le stagioni del turismo positanese divennero la primavera e l’estate. Dalla spiaggia scomparvero le barche e le reti dei pescatori per lasciare il posto agli ombrelloni e alle sdraio. La spiaggia divenne il luogo della socialità, ci si incontrava, si chiacchierava e si facevano nuove amicizie, mentre ci si abbronzava al sole della costiera.

Positano diventa luogo emblematico della vacanza, della spensieratezza e del colore. Suscita in chi vi arriva la voglia di cambiare aspetto e di adottare un look nuovo e più consono all’atmosfera locale.

Tale desiderio fu intercettato dalle sarte e dagli artigiani locali, operanti già dal XIX secolo. Si trattò di reinventarsi e di cambiare tipo di produzione. Nel corso dell’Ottocento il borgo era già noto per la tessitura della tela di juta che veniva poi colorata in casa, con colori vivaci per farne canovacci, noti come pezze.

Nel 1847 il pittore inglese John Ruskin si trovò a passare per Positano e nel suo diario riportò le impressioni tratte dalla sua sosta in paese del 7 marzo di quell’anno. Ecco quanto egli scriveva:

Folle di contadini vanno su e giù per la valle – belli nei lineamenti e nell’ossatura – impudenti comunque e le donne sfacciate. Una ragazza di quattordici, quindici anni – il più bel viso che io abbia mai visto in Italia – una perfetta ninfa del mare. Abito peculiare: un fazzoletto obliquo sul petto, vivace nel colore, corsetto aperto, gonne corte e gradi sandali ai piedi.”

Sembra di vedere in questa breve descrizione un’anticipazione di quella che sarà la moda Positano, allora, ancora al di là da venire.

Ma un altro episodio ha gettato anch’esso il seme per la nascita per la nostra moda Positano. Esso ebbe luogo alla fine degli anni Trenta.

In quegli anni Irene Kowaliska era a Vietri, dove,  dopo aver imparato a decorare la ceramica, lavorando come operaia a 50 lire a settimana, si era decisa ad aprire un suo laboratorio, nel 1937. Purtroppo, allo scoppio della guerra, era stata poi costretta a chiuderlo. Si era allora trasferita a Positano nella “Casa dei sette venti”, proprietà del pittore e dissidente tedesco Armin Wegner, da cui aveva avuto un figlio. Lì, lasciata la ceramica si era dedicata alla decorazione delle stoffe e in questo si ispirava al mondo circostante.

Avvenne che, nel 1950, quando la nuova moda di Positana era ancora sul nascere, la rivista “Cinemando”, pubblicò in copertina una foto di Ingrid Bergmann con indosso un abito confezionato con una delle stoffe dipinte dalla Kowaliska. Fu un imprinting un battesimo che contribuì ad attirare su Positano e la sua nascente moda l’attenzione internazionale.

In quel periodo le sarte locali, abbandonati i canovacci, avevano deciso di dare un nuovo sbocco alla loro attività e di intercettare il gusto dei turisti che, sempre più numerosi, cominciavano ad affollare le strette vie del borgo. Cominciarono allora a creare bikini ed altri capi di abbigliamento quali abiti ami e scollati, gonne rifinite con strisce di merletto, camicie da usare come copricostume. E quelle loro creazioni ottennero un successo sempre crescente poiché esprimevano originalità, coniugata all’eleganza dei tessuti e dei motivi delle decorazioni, rimanendo informale e fresca, mai banale, sempre nuova.

Alla fine degli anni Cinquanta lo scrittore americano John Steinbeck, futuro Premio Nobel nel 1962, ebbe a  scrivere sulla prestigiosa rivista di moda Harper’s Bazar, dopo un suo soggiorno in Costiera:

A Positano non si va semplicemente da un posto all’altro: o ci si arrampica o si frana giù.”

Da questa osservazione dello scrittore statunitense gli artigiani del settore calzaturiero, il cui sviluppo è avvenuto parallelamente a quello dell’abbigliamento, presero ispirazione per indirizzare la loro produzione nella realizzazione di sandali bassi e fatti rigorosamente a mano.

Testimonial di questa moda nascente furono, negli ultimi anni Cinquanta e nei primi Sessanta, peronaggi quali Jacqueline Kennedy e Brigitte Bardot. Fu il sigillo apposto ad una moda che in breve seppe affermarsi in tutto il mondo e divenire elemento caratterizzante dell’immagine di Positano nel mondo. Da allora essa è rimasta fedele a se stessa e costituisce ancora oggi una delle maggiori attrattive turistiche della Divina Costiera.

 

https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0

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