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Ravello, una scheggia di paradiso in Costiera Amalfitana

Ferdinand Gregorovius è stato uno dei maggiori studiosi tedeschi del periodo medievale. Vissuto nel XIX secoli fu spinto dai suoi interessi a visitare ripetutamente l’Italia. La sua opera più importante è la “Storia della città di Roma nel Medioevo”.

Dagli appunti di viaggio redatti nel corso delle sue varie permanenze nel nostro paese, egli trasse tutta una serie di opere in cui si evince un modo nuovo di guardare all’Italia.

Il suo interesse si appuntò particolarmente sul nostro meridione e specialmente sulla Campania e sulla Costa d’Amalfi. Tra l’altro egli fu il primo ad usufruire, per le sue visite in costiera, della nuova arteria costiera, portata a termine per ordine di Ferdinando II di Borbone nel 1850 ed inaugurata il 26 aprile di quell’anno.

Gregorovius percorse la strada, comodamente in carrozza e giunse fino ad Amalfi, ma la sua attenzione fu attratta, soprattutto, dalla bellezza di Ravello. Era la prima volta che Amalfi si vedeva preferita da un altro centro della sua costiera. Lo storico tedesco così descrive, nei suoi appunti la cittadina di Ravello:

Città moresca, con torri e case di stile arabo, fabbricata di tufo nero, solitaria e tranquilla.”

È infatti Ravello una città dell’entroterra della divina costiera, le cui prime notizie scritte si rilevano solo  a partire dell’890, cioè dalla nascita della Repubblica Marinara di Amalfi.

Ma oltre allo storico tedesco, Ravello ha affascinato intellettuali ed artisti lì arrivati da ogni parte del mondo sulle orme di quello che era stato il Grand Tour. Tra essi non possiamo tacere di André Gide, M.C. Escher, Virginia Woolf, Leopold Stokowsky, D.H. Lawerence e tantissimi altri. Ma quello che ebbe a Ravello una vera e propria folgorazione fu Richard Wagner.

Egli vi giunse il 25 maggio 1880. Proveniva da Amalfi ed era giunto lì a sul dorso dei piccoli e pazienti asinelli, allora adoperati per arrampicarsi fin sulla rupe da cui, da un’altezza di 350 metri, Ravello domina Maiori e Minori.

Wagner dopo aver visitato il Duomo, fu accompagnato a vedere villa Rufolo. Ed il fattore di allora, don Luigi Cicalese, ebbe più tardi a narrare che il musicista fu colto come da un raptus davanti alla bellezza del luogo. Prese a correre attraverso i giardini ed ordinò  al pittore Loukowsky che lo seguiva di eseguire degli schizzi del luogo poiché da essi egli avrebbe poi ricostruito i giardini di Klingsor, nell’opera che stava scrivendo, ossia il Parsifal.

Ma l’antesignano di tutti i visitatori celebri di Ravello è stato senz’altro il nostro Giovanni Boccaccio che qui approdò durante il suo soggiorno napoletano durato dal 1327 al 1340.

L’impressione che il paesaggio di Ravello lasciò dentro di lui dovette essere davvero profonda se, quando mise mano al suo capolavoro, il Decamerone, volle ambientare, proprio a ravello, una delle sue novelle. Precisamente si tratta della quarta novella della seconda giornata. Essa è narrata da Lauretta che qui affronta un argomento assai sentito ai tempi del Boccaccio, ossia quello della precarietà della vita dei mercanti che simboleggiano la rinnovata società medievale, affrontando per il loro mestiere, anche i pericoli del mare con il rischio di perdere la vita e tutti i loro averi.

Protagonista dei questa novella è un giovane di Ravello, Landolfo Rufolo: “nobile per nascita, pirata per scelta, naufrago per ventura e infine, per abilità e buona sorte, felice proprietario di un immenso tesoro.”

Questa è la sintesi che Lauretta fa dell’avventura di Landolfo, prima di cominciare la narrazione:

Landofo Rufolo, impoverito, divien corsale

e, da’ genovesi preso, rompe il mare

e sopra una cassetta, di gioie carissime piena,

scampa e  in Gurfo ricevuto da una donna

ricco si torna a casa.

 Ma il fascino di Ravello, oramai nota in tutto il mondo, continua, ancora oggi, ad attrarre visitatori da ogni dove.

 

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