Le estati sempre più calde hanno ridisegnato la geografia delle vacanze. La domanda non scompare, ma cambia distribuzione nel tempo e nello spazio. Settembre infatti acquista un peso crescente per alcune tipologie di destinazione. È quanto emerge dallo studio di Lybra Tech, azienda del Gruppo Zucchetti, sulla domanda di ricerca per soggiorni con check-in nell’estate 2026.
L’analisi restituisce un quadro tutt’altro che uniforme. La capacità di intercettare domanda a settembre cambia sensibilmente in base al prodotto turistico e anche alla provenienza dei viaggiatori, facendo emergere due diverse geografie delle vacanze tra mercato italiano e internazionale.
Settembre diventa una stagione, ma non per tutti
Considerando la quota della domanda complessiva di luglio, agosto e settembre che ricade nell’ultimo dei tre mesi, sono le città d’arte a mostrare la distribuzione più equilibrata: settembre rappresenta il 30,8% della domanda estiva, poco al di sotto del 33% che corrisponderebbe a una ripartizione uniforme sui tre mesi.
Quasi allo stesso livello si collocano le destinazioni costiere sceniche, con il 29,9%. Seguono le terme (18%), il Lago di Garda (16,1%) e le isole (14,6%). Più contenuto il peso di settembre per montagna e mare Adriatico settentrionale (10,1%), mare Tirreno centrale (10%) e soprattutto mare del Sud (8,3%).
Il risultato evidenzia una destagionalizzazione selettiva. Cultura e destinazioni paesaggistiche riescono a distribuire la domanda fino alla fine dell’estate, mentre la tradizionale vacanza balneare al Sud rimane fortemente legata a luglio e agosto.
La montagna segue invece una dinamica peculiare: nei dati analizzati il suo picco non si sposta a settembre, ma si registra proprio ad agosto. La ricerca di temperature più miti sembra quindi manifestarsi nel momento di maggiore caldo, alimentando la corsa verso la quota durante il mese più torrido.
Italiani e stranieri: due diverse geografie delle vacanze di settembre
La provenienza dei viaggiatori accentua ulteriormente le differenze territoriali.
Tra gli italiani emergono soprattutto mare del Sud, Riviera romagnola e montagna. La domanda internazionale si concentra invece su grandi città d’arte, Costiera Amalfitana e Lago di Garda.
Il dato suggerisce che non esista un unico “turista di settembre”: il prolungamento dell’estate assume caratteristiche diverse a seconda del mercato di riferimento. Per destinazioni e operatori turistici diventa quindi strategico non soltanto intercettare la domanda fuori dall’altissima stagione, ma costruire prodotti, politiche di prezzo e comunicazione specifici per pubblici differenti.
La classifica delle località più cercate a settembre
Mettendo insieme le dodici località considerate nello studio e ordinandole per numero di camere cercate per settembre 2026, Positano conquista il primo posto, davanti a Firenze e Roma.
- Positano (Campania) – 158.436 camere cercate
- Firenze (Toscana) – 148.716
- Roma (Lazio) – 122.209
- Venezia (Veneto) – 112.333
- Riva del Garda (Trentino-Alto Adige) – 85.891
- Sorrento (Campania) – 67.672
- Otranto (Puglia) – 38.068
- San Vito Lo Capo (Sicilia) – 33.136
- Andalo (Trentino-Alto Adige) – 32.103
- Riccione (Emilia-Romagna) – 28.612
- Rimini (Emilia-Romagna) – 28.210
- Vieste (Puglia) – 22.685
La composizione della domanda mette in evidenza le differenze tra i due mercati. Tra le destinazioni individuate dallo studio per il mercato domestico, Andalo registra il 93% di domanda italiana, Otranto l’82%, Vieste il 77%, Rimini il 65%, San Vito Lo Capo il 54% e Riccione il 53%. Sul fronte opposto, la componente italiana rappresenta appena l’11% a Firenze e il 13% a Roma.
La classifica regionale delle località analizzate
Aggregando i dati delle sole località presenti nello studio, la Campania raggiunge il valore più elevato, grazie a Positano e Sorrento. Seguono Toscana, Lazio, Trentino-Alto Adige e Veneto.
- Campania – 226.108 camere cercate
Positano e Sorrento - Toscana – 148.716
Firenze - Lazio – 122.209
Roma - Trentino-Alto Adige – 117.994
Riva del Garda e Andalo - Veneto – 112.333
Venezia - Puglia – 60.753
Otranto e Vieste - Emilia-Romagna – 56.822
Riccione e Rimini - Sicilia – 33.136
San Vito Lo Capo
Giannetti: “Non basta più parlare genericamente di destagionalizzazione”
«I dati ci dicono che non basta più parlare genericamente di destagionalizzazione, perché il cambiamento non avviene nello stesso modo per tutti i territori e per tutti i prodotti turistici – commenta Fulvio Giannetti, CEO di Lybra Tech –. Settembre sta diventando una stagione a tutti gli effetti soprattutto per cultura, paesaggio e lago, mentre il mare del Sud resta molto più concentrato in luglio e agosto. Allo stesso tempo italiani e stranieri disegnano due geografie differenti: conoscere queste dinamiche permette alle destinazioni e agli operatori di costruire offerte, strategie di pricing e attività di comunicazione più aderenti alla domanda».
Lo studio mostra quindi un fenomeno più articolato di un semplice slittamento delle ferie da agosto a settembre. Il caldo contribuisce a ridisegnare il calendario e la geografia della domanda turistica, ma lo fa in maniera diversa a seconda del tipo di vacanza e del mercato di provenienza.
Per le destinazioni, la sfida non è soltanto allungare la stagione: è capire quale prodotto proporre, in quale momento e a quale pubblico.






