Come trascorreva le sue giornate Franco Zeffirelli quando lasciava i set cinematografici e i grandi teatri internazionali per rifugiarsi nella sua amata Costiera Amalfitana? A raccontarlo è Gaia Zucchi, che ha conosciuto Zeffirelli nella dimensione più privata e familiare e che oggi raccoglie ricordi e aneddoti nel libro La vicina di Zeffirelli.
Un racconto che restituisce l’immagine di un uomo profondamente legato a Positano e alla Costiera Amalfitana, generoso, conviviale, circondato dagli amici e capace di trasformare la propria casa in un luogo nel quale arte e vita quotidiana finivano continuamente per incontrarsi.
«Di Franco mi ha sempre colpito la straordinaria generosità – racconta Gaia Zucchi –. Era generoso non soltanto materialmente, ma nel modo di vivere i rapporti umani, di condividere quello che aveva, di aprire la propria casa e il proprio mondo alle persone alle quali voleva bene. Dietro un personaggio dalla personalità fortissima c’era un uomo capace di grandi attenzioni e di gesti che difficilmente si dimenticano».
Il legame tra Zeffirelli e la Costiera passa inevitabilmente attraverso la sua casa. A Positano, Villa Treville non fu semplicemente un rifugio lontano dagli impegni professionali. La dimora divenne progressivamente una sorta di opera di Zeffirelli, una creazione nella quale confluivano molte componenti del suo immaginario: il gusto per la scenografia, la teatralità, il colore, l’amore per la bellezza e per la natura mediterranea, la capacità di trasformare gli ambienti in luoghi capaci di raccontare una storia. Terrazze affacciate sul mare, giardini e vegetazione mediterranea, tessuti, arredi, opere e oggetti raccolti nel corso di una vita contribuirono a creare un universo nel quale diventava difficile stabilire dove terminasse la casa e dove cominciasse la scenografia.
E la casa era soprattutto vissuta. Zeffirelli amava circondarsi di persone, ricevere gli amici, conversare e condividere la tavola. Una quotidianità apparentemente normale che a Villa Treville poteva però assumere contorni decisamente fuori dall’ordinario. – ricorda Gaia «Poteva capitare di ritrovarsi a tavola accanto a Maria Callas, Elizabeth Taylor, Richard Burton, Rudolf Nureyev o Liza Minnelli –. Io sedevo accanto a loro e la cosa sorprendente è che, in quella casa, tutto avveniva con una naturalezza incredibile. Non avevi la sensazione di trovarti davanti a personaggi irraggiungibili: erano gli amici di Franco, persone che arrivavano, si sedevano a tavola, parlavano, scherzavano. Villa Treville aveva anche questa magia: riusciva a rendere familiare e quotidiano un mondo che, visto dall’esterno, poteva sembrare straordinario».
«La casa per Franco non era qualcosa da tenere gelosamente per sé – spiega l’autrice –. Era un luogo da vivere e da condividere. Credo che anche questo racconti molto della sua generosità: gli piaceva avere intorno le persone, accoglierle e farle entrare in quel mondo che aveva costruito».
Un modo di vivere che aiuta anche a comprendere il rapporto del regista con la Costiera Amalfitana. Zeffirelli non la scelse soltanto per la sua bellezza. Quel paesaggio possedeva naturalmente molti degli elementi che caratterizzavano il suo immaginario: i paesi arrampicati sulle montagne, il mare come fondale, le terrazze, le cupole, i colori, la vegetazione mediterranea. A Positano il paesaggio sembrava possedere già una propria teatralità.
Questi aspetti meno conosciuti del Maestro sono stati al centro anche dell’incontro che si è svolto domenica 13 settembre a Palazzo Suriano, a Vietri sul Mare, dove Gaia Zucchi ha presentato La vicina di Zeffirelli, con la moderazione della giornalista Maria Consiglia Izzo.
Una scelta del luogo che ha creato quasi spontaneamente un gioco di rimandi tra Vietri e Positano, Palazzo Suriano e Villa Treville. La storica dimora vietrese presenta infatti alcune suggestive consonanze con la casa positanese del Maestro: il rapporto continuo tra architettura, arte, giardini e paesaggio mediterraneo, le terrazze e i balconi aperti verso il mare, e soprattutto la vegetazione.
È in questa dimensione che il racconto di Gaia Zucchi riduce la distanza tra lo Zeffirelli celebrato in tutto il mondo e l’uomo della quotidianità. Il titolo stesso, La vicina di Zeffirelli, ribalta la prospettiva: il Maestro diventa un vicino di casa, una presenza reale, con le proprie abitudini, il proprio carattere, gli affetti e il piacere di avere intorno le persone.






