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1992-2022: coniate 3 milioni di nuove monete in ricordo dei giudici Falcone e Borsellino

A Trent’anni dalla morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in ricordo del loro sacrificio nella lotta alla mafia,  il Poligrafico e Zecca dello Stato hanno coniato 3 milioni di monete da due euro con loro immagine, emessa oggi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La moneta, a corso legale e circolazione ordinaria in tutti gli Stati dell’Unione Europea, si ispira  alla celebre fotografia di Tony Gentile del 1992, realizzata per l’occasione dall’artista della Zecca, Valerio De Seta.

Alle 17.58 del 23 maggio di trent’anni fa il  magistrato Giovanni Falcone insieme a sua moglie, il magistrato Francesca Morvillo ed ai tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani morivano in una strage di stampo mafioso.La prima auto blindata del corteo, infatti,  venne investita in pieno dall’esplosione. La seconda auto, la Croma bianca guidata da Giovanni Falcone con a bordo la moglie, Francesca Morvillo, si schiantò contro il muro di asfalto e detriti provocati dalla deflagrazione. Gli agenti della terza auto invece, una Croma azzurra, dove si trovavano gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello, Angelo Corbo insieme con l’autista Giuseppe Costanza rimasero gravemente feriti insieme ad altre 23 persone.

E’ nel  tratto dell’A29, prima dell’uscita di Capaci, nel territorio dell’Isola delle Femmine, che fu compiuto l’attentato di stampo terroristico mafioso con potenza pari a 500 kg di tritolo.

Del corteo della scorta del giudice con le tre Fiat Croma rimase poca cosa. Dalla collinetta difronte, luogo in cui fu schiacciato il pulsante dell’esplosivo telecomandato, furono in precedenza tagliati anche dei rami di alcuni alberi, come si capì dopo, affinchè la visuale dello “spettacolo” fosse libera. La stele commemorativa posta lì, sulla A29,  parla di un massacro organizzato in seguito alla sentenza della Cassazione che confermava gli ergastoli del Maxiprocesso del 30 gennaio 1992. Una ritorsione studiata nei minimi particolari affinchè l’effetto sorpresa giocasse un ruolo fondamentale. Nel mirino c’erano Falcone, Martelli o in alternativa Costanzo, dovevano morire a Roma con l’utilizzo  di armi da fuoco. Poi Cosa Nostra, nelle vesti del boss Riina, decise che l’attentato avrebbe dovuto avere come scenario la Trinacria.

Il caos, le lamiere, il sangue, la morte. Dalle celle dell’Ucciardone si disse in seguito che si levò un fragoroso applauso e si festeggiò. Sembrava uno stadio. Brindisi e abbracci. Certo, il nemico numero uno di Cosa Nostra era stato messo a tacere per sempre. Anche per il Generale Dalla Chiesa si fece festa all’Ucciardone. Ma quella era un’altra storia. Eppure sempre la stessa: persone da mettere a tacere affinchè il loro impegno, la loro tenacia, la loro incorruttibilità non ostacolassero il cammino della mafia.

Ancora sembra di udire il pianto disperato sull’altare della chiesa di San Domenico  della  vedova 22enne dell’uomo di scorta di Falcone, Vito Schifani … «Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato… chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare»…

Muore così il giudice e la sua scorta. E morirà, due mesi dopo, il 19 luglio, il Giudice Paolo Borsellino, lo stesso che disse: “Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte. Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello … quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero … ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge.”

Chiusero cinque bocche, ne aprirono cinquanta milioni.

 

 

https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0

https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0

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