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Gli anni in cui Positano fu il centro del mondo

-di Giuseppe Esposito

Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati per Positano un’età dell’oro, un’epoca irripetibile di cui non resta che il ricordo, ogni giorno sempre più sbiadito.

Questo angolo di costiera era un pezzo di paradiso caduto in terra. Nonostante le sue ripide salite e discese, rimane, ancor oggi, uno dei borghi più affascinanti ed attira moltitudini di turisti, il cui numero, nei mesi culminanti della stagione estiva, appare eccessivo e deturpa la bellezza del luogo.

Ma negli anni immediatamente seguenti alla fine del secondo conflitto mondiale,  doveva apparire davvero fiabesco. Aggrappato alla montagna, era ancora rispondente a quanto ebbe a scrivere lo scrittore e viaggiatore francese Astolphe de Custine, agli inizi del XIX secolo:“Dans ce paysage incompéhensible, seulement la mere est horizontale et tout ce que la terre est perpendiculaire.”

Così lo vide il regista Franco Zeffirelli che se ne innamorò e decise di acquistare una villa dove trascorrere l’estate. L’abitazione su cui cadde la scelta era denominata  “Le tre ville”, ma in seguito, fu ribattezzata dagli abitanti del borgo “Villa Zeffirelli”.

Il binomio era Zeffirelli e Positano, il regista, uno dei nostri più prestigiosi e Positano, il simbolo di una vera eleganza. Lì Zeffirelli ospitò il fior fiore degli esponenti del cinema, della letteratura e del jet set internazionale. Positano divenne il centro mondano più celebre al mondo.

In quella casa, estesa su 320.000 metri quadri e con 19 suites disponibili e attrezzata di eliporto, passarono personaggi quali Maria Callas, Pier Paolo Pasolini, Liz Taylor, Gregory Peck e le star più celebri di Hollywood e di Cinecittà. Le feste e le cene che si tennero sono rimaste memorabili.

Nel corso di una di quelle cene era presente anche il più celebre ballerino di tutti i tempi, Rudolf Nureyev. Ma nel corso della serata, forse a causa dei fumi del vino, una animata discussione tra il padrone di casa ed il russo si trasformò in una lotta corpo a corpo nella quale Zeffirelli, colpito dai pugni del suo più aitante rivale, crollò sul pavimento. Nureyev fu allontanato dagli astanti, ma da quel momento, tra i due all’amicizia si sostituì un odio profondo ed inestinguibile che durò fino alla morte del ballerino, avvenuta nel 1985 per AIDS.

Gli abitanti del luogo e gli ospiti che vi si affollavano durante l’estate si divisero in due opposte consorterie, come nella Firenze di Dante. Da una parte i sostenitori del fiorentino e dall’altra quelli del russo.

Zeffirelli continuò a frequentare  Positano ancora a lungo. Nel 1973, organizzò il Piccolo Festival e fece allestire un vero e proprio  teatro sulla spiaggia del Fornillo, una delle dieci spiagge più belle del mondo. Oggi una simile impresa avrebbe dei costi proibitivi.

Ma accadde che ad un certo punto, nei primi anni Duemila, il Comune, le Sovrintendenze ed il Demanio citarono in giudizio il regista per abusi edilizi. Era avvenuto che Zeffirelli si era appropriato, d’ un tratto, di quasi 4000 metri quadri della scogliera su cui la sua villa prospettava, e vi aveva fatto realizzare vialetti, pergolati ed uno scalo per accogliere le barche dei suoi amici che lo raggiungevano via mare. Tutte costruzioni abusive.

Il regista affidò la sua difesa all’avvocato Nicolò Ghedini, il legale di fiducia di Silvio Berlusconi, per conto del quale elaborò, in  Parlamento, le famose leggi ad personam. Purtroppo nonostante l’abilità di Ghedini e gli appoggi politici, il processo, conclusosi nel 2011, ebbe una conclusione a lui sfavorevole. Zeffirelli tuttavia continuò sempre a ritenere che le accuse fossero infondate e nel corso di una intervista a Il Mattino, in occasione della manifestazione Mare, Sole, Cultura, che si tiene ogni anno a Positano ebbe a dichiarare:“Positano è irriconoscibile, meglio scappare. Non è più quella di una volta, quella che abbiamo amato con tanti amici.”

Non tornò sulla costiera tanto amata, ma gli rimase sempre il rimpianto dei tempi in cui qualcuno  come il giornalista Valerio Cappelli, in un suo articolo sul Corriere poté scrivere: “Si aveva la vivida sensazione che il paradiso fosse qui.

Da quel momento e fino alla sua morte avvenuta nel 2019, Zeffirelli non mise mai più piede nella sua amata Positano. Nelle sue ultime volontà lasciò scritto di voler  essere sepolto nel cimitero di San Miniato, nella sua Firenze, sebbene in molti avessero pensato che la scelta potesse cadere su Positano.

Il ricordo di quel momento in cui sembrava che davvero Positano fosse al centro del mondo rimane ancor oggi vivo, impresso nella memoria di quei pochi testimoni di quel tempo felice e nella memoria collettiva, come un mito, una leggenda di un’età dell’oro.

 

 

Fotografie Creative Commons

 

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